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Paragrafo 3 . Commercio e manifattura.

     
L'espansione   urbana  fu  accompagnata  dall'intensificazione   delle
attivit  mercantili.  Un'ampia rete  di  traffici  copriva  ormai  il
Mediterraneo   e  tutto  il  continente  europeo,  ed  arrivava   fino
all'Inghilterra  e alla penisola scandinava; al suo interno  si  erano
affermati due poli di sviluppo: uno nel mar Mediterraneo, l'altro  nel
mare del Nord e nel mar Baltico.
     Gli  itinerari  commerciali che nei secoli  precedenti  si  erano
ramificati  nel  Mediterraneo  e  che,  in  seguito  alle  crociate  e
soprattutto  alle  iniziative delle citt marinare  italiane,  avevano
raggiunto  tutti  i  porti orientali e del mar Nero,  si  erano  assai
dilatati grazie alla pax mongolica (vedi capitolo Sette, paragrafo 4),
arrivando  senza  ostacoli fino al mar del  Giappone.  Nel  corso  del
Duecento,  il  controllo di questo enorme bacino  commerciale  si  era
concentrato nelle mani dei mercanti genovesi e veneziani.
     Nell'area  di  traffico  incentrata  sul  mare  del  Nord  e  sul
Baltico,  che  aveva ricevuto un notevole impulso dalla colonizzazione
tedesca  delle  terre slave (vedi capitolo Quattro, paragrafo  5),  un
ruolo  dominante era svolto dalle citt portuali come Brema,  Amburgo,
Lubecca,  Stettino, Danzica e Riga. Qui i mercanti tedeschi, associati
in   congregazioni  (ciascuna  definita  Hansa)  -  che  nel  1358  si
riuniranno  nella potente lega anseatica -, controllavano  i  traffici
con l'Inghilterra, la penisola scandinava e l'interno della Germania e
della Russia.
     Un  fitto intreccio di vie terrestri e fluviali collegava le  due
aree;  al suo interno un nodo importante era ancora quello delle fiere
della  Champagne.  Verso  la fine del tredicesimo  secolo  i  genovesi
cominciarono ad utilizzare un nuovo itinerario marittimo che univa  il
Mediterraneo  con il mare del Nord passando attraverso lo  stretto  di
Gibilterra e lungo le coste atlantiche.
     Le  due  aree  di  traffico,  quella proveniente  dall'Oriente  e
quella incentrata sul mare del Nord e sul Baltico, trattavano prodotti
diversi e complementari.
     Mentre  i  mercanti settentrionali si occupavano  di  reperire  e
rivendere prodotti alimentari, tessuti, pellicce, legname e metalli, i
veneziani e i genovesi si incaricavano di trasportare quei prodotti in
Oriente  e  di importare in Europa le ricercate merci orientali,  come
seta, cotone e pietre preziose, che erano destinate al guardaroba  dei
ricchi,  e  le  spezie,  indispensabili  sia  nella  conservazione  ed
elaborazione  dei cibi che nella preparazione di profumi  e  medicine.
Molto  appetite erano anche le materie tintorie, provenienti dall'Asia
Minore  e  dall'Oriente, entrate nel giro commerciale del Mediterraneo
suscitando  aspre  dispute  commerciali  fra  le  due  citt  marinare
italiane.
     La  crescente diffusione di queste ultime merci era collegata con
lo  sviluppo  di un'importante manifattura, quella della produzione  e
della  tintura dei panni di lana, che consent all'Europa di  rendersi
autosufficiente,   dopo   essere  stata  a  lungo   dipendente   dalle
importazioni orientali.
     Le  citt  francesi  e fiamminghe (Arras, Lille;  Ypres,  Bruges,
Gand),  e  in seguito Firenze, costituirono i centri principali  della
lavorazione  della lana, che divenne per secoli la  pi  importante  e
diffusa  attivit manifatturiera. Essa coinvolse una grande  massa  di
lavoranti e, in Italia, fu una delle principali fonti di reddito  fino
al diciassettesimo secolo.
     
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     Nata  da  una particolare e favorevole combinazione di fattori  -
buona   materia  prima,  ampia  disponibilit  di  lavoranti,   ottimi
artigiani,  elevata  capacit imprenditoriale  -,  l'arte  della  lana
fiamminga e fiorentina, pur coinvolgendo molte persone, non era ancora
un'attivit  industriale di tipo moderno. Essa  era  incentrata  sulla
bottega  del  mercante lanaiolo, che coordinava tutte le operazioni  e
mirava ad ottenere un prodotto fatto a regola d'arte per una clientela
selezionata. Prima di diventare panno colorato, la lana doveva passare
attraverso  molte  fasi di lavorazione svolte in  piccoli  laboratori,
nelle case e perfino nel contado, essere cio lavata, filata, tessuta,
follata, ossia battuta perch diventasse compatta e morbida, pettinata
ed infine tinta.
     Un'altra  grande novit del secolo tredicesimo fu  la  diffusione
della  produzione di carta, che sostitu progressivamente la pergamena
come materia scrittoria.
     Inventata  dai cinesi e introdotta in Occidente dagli  arabi,  la
carta,  per  la  sua  fabbricazione,  non  necessitava  pi,  come  la
pergamena,  di pelli animali debitamente conciate, ma si  avvaleva  di
fibre  tessili e di cenci di lino, pi facilmente reperibili e di  pi
agevole lavorazione.
     Meno  robusta  della pregiata pergamena, ma pi adatta  al  vasto
uso che ormai si faceva della scrittura nella societ occidentale,  la
carta  cominci ad essere prodotta in molte citt italiane; fra queste
si distinse Fabriano, nelle Marche.
     I  progressi  delle  attivit  commerciali  e  delle  manifatture
furono   favoriti  dal  miglioramento  dei  trasporti.  Alcune   delle
principali   vie   terrestri,   infatti,   vennero   ampliate   perch
consentissero  il  passaggio  di carri e dotate  di  maggiori  servizi
(ponti,  soste e locande); furono realizzate anche nuove strade,  come
quella  del Gottardo, aperta intorno alla met del tredicesimo secolo,
che  ridusse  sensibilmente i tempi di percorrenza tra l'Italia  e  la
Germania; vennero anche costruiti carri a quattro ruote pi  grandi  e
pi robusti.
     I  traffici  marittimi furono facilitati dalla  diffusione  della
bussola,  delle carte nautiche e dei portolani (carte con  descrizione
dettagliata delle coste, delle distanze e delle rotte commerciali),  e
dalla costruzione di imbarcazioni di maggiore stazza, pi resistenti e
meglio  manovrabili  grazie  a varie innovazioni  tra  cui  il  timone
verticale poppiero, che prese il posto di quelli laterali a remi.
     Anche    la    gestione   delle   societ   mercantili   miglior
considerevolmente  grazie al perfezionamento dei calcoli  computistici
ed  alla diffusione di manuali che aiutavano i mercanti a risolvere  i
problemi determinati dalla variazione dei prezzi, dal mutare dei cambi
e  delle  misure. Rilevante fu il contributo del mercante e matematico
italiano Leonardo Fibonacci con il suo Liber Abaci (1202), un trattato
di   matematica   contenente  indicazioni  relative  alle   operazioni
commerciali pi ricorrenti, come la compravendita di beni, il  calcolo
degli interessi e la misurazione di appezzamenti di terreno. Fibonacci
introdusse   anche  le  cifre  arabe  nella  numerazione,   che   per
diventeranno di uso comune solo nel corso del quattrodicesimo secolo.
     La  manifattura laniera si giov di tre sostanziali miglioramenti
tecnici:  il filatoio a ruota, che sostitu l'antichissima  conocchia;
il  telaio meccanico, che soppiant quello a mano; la gualchiera,  una
macchina  a martelli per la follatura, mossa dalla ruota di un  mulino
ad  acqua,  che  svolgeva il lavoro di diversi  uomini  e  per  questo
suscit  malumori  e risentimenti nei lavoranti, che la  consideravano
causa di disoccupazione.
